De modulis formacarum

Premessa
L’opera “De modulis fornacarum” è un omaggio alla città di Penne storicamente chiamata “Città del mattone” per l’ampio utilizzo di laterizi su palazzi, strade e pavimentazioni. Nel 1457 fu pubblicato il primo statuto comunale di Penne, revisionato successivamente nel 1468, il “Codice Catena” così chiamato perché legato al banco del camerario per mezzo di una catena, in modo tale che tutti lo potevano consultare senza rimuoverlo dal suo posto. Il Codice Catena diviso in cinque libri, conteneva tutti gli ordinamenti cittadini sia amministrativi che giudiziari. Nel quarto libro, capitolo LIIII, “De modulis fornacarum” vengono specificate minuziosamente le modalità da seguire per la produzione dei laterizi le cui dimensioni dovevano necessariamente rispettare le relative misure standard di un modello o modulo, bollato con la lettera C, depositato nel palazzo comunale. Il testo originale così riporta:
“Item quod quilibet fornacarius sive matonarius debeat retinere modulos ad faciendum lateres, sive imbricos vel pincos eiusdem latitudinis, grossitudinis et longitudinis et forme quibus est modulus designatus in sala palatii comunalis; ita quod dicti lateres sive pinci reveniantur aut restent cocti pro ut in dictis mensuris sive modulis apparet et nec maiores nec minores. Et dicti moduli sint ferrati desuper et desupter cum virgis ferries et planis. Et etiam ad removendum omnem fraudem, sint signati signo C. Et contrafaciens solvat qualibet vice soldos viginti. Et credatur sacramento denuntiantis. Et qualibet ebdomanda per magistrum capitulorum semel requirantur ad minus dicti moduli sub dicta pena de suo salario auferenda.”



Sinossi
Due pannelli di legno traforati, speculari tra loro, oltre a delimitare la circoscrizione del comune di Penne tengono sotto morsa, per mezzo di quattro prigionieri, un muro di mattoni a faccia vista. Ogni singolo elemento ha il compito di rimettere in gioco la poetica del mattone: i contorni lignei rievocano il pre e post dello spazio e del tempo, il mattone diventa icona di equilibrio tra vecchio e nuovo e al lavoro delle barre filettate è dato il compito di tener ben salde storia e tradizione. L’opera “De modulis fornacarum” tocca un punto nevralgico dell’atteggiamento odierno che spesso non considera la corrispondenza tra progetto architettonico moderno e architettura antica. Il conoscimento del percorso storico di una Città è fondamentale per la realizzazione di interventi moderni che risultino confacenti al contesto storico-artistico, in caso contrario grossolane deviazioni dalle linee di indirizzo e dai percorsi armonici che alcuni codici antichi cercavano di preservare rischiano di trasformare costosi progetti di rivalutazione architettonica in azioni deturpanti per il patrimonio socio-culturale di una Città. Un minimo di cognizione dei percorsi storici di Penne “Città del mattone” avrebbe sicuramente incentivato l’uso del laterizio e redarguito distratte progettazioni che da certe fontane non si è mai bevuto.











di bernardo rietti toppeta © 2018 - tutti i diritti riservati