Ludopatia

Il giocatore responsabile
La pratica del gioco con vincita in denaro può generare rischi di dipendenza. Le aziende sanitarie locali devono predisporre materiale informativo diretto a evidenziare i rischi correlati al gioco e segnalare la presenza sul territorio dei servizi di assistenza pubblici, dedicati alla cura e al reinserimento sociale delle persone con patologie correlate al gioco d’azzardo patologico. Seguire sempre le indicazioni del decalogo del giocatore responsabile:

01 - Gioca per divertimento, non pensa al gioco come ad un modo per far soldi.

02 - Investe nel gioco solo somme di denaro che può permettersi di perdere.

03 - Non gioca il denaro necessario al vivere quotidiano.

04 - Decide quanto tempo dedicare al gioco e non eccedere.

05 - Decide quanti soldi investire nel divertimento e rispettare la decisione presa.
        Non rincorrere le perdite accetta l’esito come costo dell’intrattenimento.

06 - Non chiede soldi a creditori per giocare.

07 - Si assicura di conoscere le regole del gioco e le percentuali di vantaggio del banco.

08 - Bilancia il tempo che dedica al gioco con altre attività di svago.

09 - Non gioca per sfuggire alla solitudine o alla depressione gioca per la voglia di giocare.

10 - Non gioca se la sua lucidità è alterata dall’alcool o dalle droghe.



In-cubo
Il gioco d’azzardo patologico è un atteggiamento di gioco persistente, in cui lo spazio mentale è concentrato a giocare con quantità sempre crescenti di denaro per raggiungere eccitazione ed euforia. L’installazione analizza le dinamiche morbose, metodiche ed incontrollabili del giocatore d’azzardo. Ogni singolo box racchiude la storia ossessiva del gioco persistente fatto di vincite, perdite e disperazione. Con le prime esperienze il giocatore ha la netta sensazione di vincere, di essere esperto e fortunato nel gioco: ciò lo incoraggia ad aumentare le giocate e il denaro da scommettere. Con la prima vincita nasce in lui la convinzione che sia facile ricavare denaro dal gioco d’azzardo, aumentando sempre di più la posta. Inizia un’alternanza di vincite e perdite ma è da questo momento che diventa difficile tener conto delle perdite reali. Malgrado l’ottimismo e l’euforia il giocatore si rende conto che sta solo perdendo. Causa di tutto ciò non è l’abilità ma è la sfortuna che ha tradito le sue sorti. Si convince che deve salvare il salvabile per poi dare un taglio netto al gioco: tornare a giocare scommettendo cifre sempre più elevate, per rifarsi dalle perdite ma sul piano pratico il banco vince sempre. Ormai la vita è basata solo sul gioco e come procurarsi denaro, che non basta mai, ed inizia ad indebitarsi con amici, parenti, banche o strozzini. Si manifestano le prime patologie da stress, ansia, insonnia, irritabilità, la vita diventa un incubo. Avvolto dalla disperazione, il giocatore è angosciato per la sua situazione economica fatta di debiti e prestiti. E’ sempre alla ricerca di un colpo grosso per risolvere i suoi problemi, la grossa vincita non arriva mai, l’illusione diventa l’unica speranza. Nonostante la consapevolezza che non sia più possibile recuperare il denaro perso, continua a giocare. “In-cubo” diventa contenitore ed espressione del gioco patologico, vera e propria dipendenza, problema di natura sociale in cui l’azzardo non ha nulla a che fare con il gioco. Il gioco è una attività piacevole, gratificante, strutturante, l’azzardo patologico provoca difficoltà e sofferenza annientando la vita e gli affetti personali di chi ne soffre.



Craving: sonorità incontrollabile del bisogno
Con il termine craving, dall’inglese “bramosia”, si intende un bisogno intenso ed incontrollabile di tornare continuamente a giocare d’azzardo, esprime un impulso interiore che la persona non riesce a contenere vivendolo più come bisogno che come desiderio. Si cerca di resistere, spesso inutilmente, la necessità di giocare può manifestarsi spontaneamente ma nel momento in cui si è preda del craving alcuni elementi ne facilitano la comparsa: la disponibilità di denaro, una recente perdita, una recente vincita. L’installazione Craving simula, in maniera elettromeccanica e sonora, una Change Machine. Il suono campionato riproduce in maniera sintetica il rumore sordo e metallico delle monete che, quando fuoriescono dalla macchina, diventano incentivo all’incontrollabile bisogno di continuare a giocare, il ritmo alternato di un basso corposo mima una frequenza cardiaca come anticipazione del sollievo, del piacere, dell’ eccitazione. Il sound diventa componente essenziale per la focalizzazione di quella smania incontenibile che spesso conduce ad un circuito vizioso dal quale è sempre più difficile uscire.











di bernardo rietti toppeta © 2018 - tutti i diritti riservati