Invideo 2013

Rec, 2013
Durata: 3.18
Brano: Suono campionato

Nella quotidianità il tubo catodico cattura lo spettatore e spesso lo estranea dal contesto circostante, viene meno la sua capacità creativa e critica in una sorta di contraffazione degli ideali e delle coscienze. Il condizionamento del libero arbitrio tende così all’alienazione sociale e all’omologazione globale. Lo schermo televisivo subisce ora un cambio d’uso ed è lo spettatore che, per una volta, diventa manipolatore anziché manipolato. Le immagini trasmesse subiscono un’alterazione che le rende insolite, tale anomalia è provocata dall’estrazione degli oggetti dal proprio contesto, ossia da una decontestualizzazione d’uso. Decontestualizzando un oggetto si fa in modo che esso si trovi “fuori posto” rispetto al luogo naturale convenzionalmente accettato. Nulla esclude che sia possibile il suo utilizzo per un fine diverso da quello prestabilito, se per sua struttura, forma, materia, funzionalità esso conserva una adeguatezza che non viene meno in presenza di un utilizzo alternativo a quello che era stato socialmente dettato. L’oggetto fuori contesto invade la società contemporanea in un continuo movimento di creazione e distruzione, le immagini snaturate e astratte diventano meccanismo indispensabile per la generazione di punti di vista alternativi.






Sala d'attesa, 2013
Durata: 1.37
Brano: Suono campionato

Sale d’attesa, stanze bianche, zone asettiche, mobilio fuori moda, spazi grandi o contenuti arredati con crocifissi e stampe di gusto incerto. Unico intrattenimento riviste consumate dal tempo e una languida filodiffusione. L’astante a braccia conserte si guarda in giro in maniera fastidiosa, unico pensiero è il tempo, l’ora del proprio turno. Unica aspettativa è rottura del tempo vuoto con gran galà di pensieri tanto intimi quanto caotici intervallati da logica e assurdità, suggestioni e nostalgie. Aspettare diviene conflitto tra noia e seduzioni mentali nella metodica sala d’attesa.






Mea culpa, 2013
Durata: 2.01
Brano: Suono campionato

L’espressione latina mea culpa è presente nella preghiera cattolica “Io confesso” con la quale i credenti chiedono perdono a Dio ammettendo le proprie colpe. Nel dialogo corrente, mia colpa è utilizzato per scusarsi di qualche errore o ammettere i propri sbagli. I contrasti sono naturali e comuni in ogni relazione umana, meno naturale e meno ovvio è il momento delle scuse: spesso ogni conflitto si può dire chiuso solo quando chi ha sbagliato dimostra vero pentimento e lo sa ammettere. L’atto dello scusarsi viene interpretato troppo spesso come un atto di sottomissione e di debolezza. Temendo di mostrarsi subordinati si continua per la propria strada, pur di non cedere all'umiliazione di aver torto. Ma la realtà è l’esatto contrario. La capacità di interrogarsi, di riconoscere i propri sbagli e di saper chiedere perdono alla persona offesa è un atto di grandissima maturità. Nella società moderna artefatta e ipocrita, il video denuncia la problematica dell’ammissione delle proprie colpe e l’analisi della tematica è realizzata con richiami meditativi e simbolici. Un microfono omnidirezionale è posizionato per catturare una vera e propria intervista o autoanalisi dinanzi ad una tela rossa. Nella iconografia cristiana il rosso simboleggia sangue, sacrificio e forza di volontà. Il rintocco scandito da tre sonorità diverse evoca l’atto metaforico di battersi il petto, gesto diventato completamente inusuale nel tempo presente.

Per chi parla bene e razzola male
Per chi si lamenta sempre degli altri senza guardare se stesso
Per chi esercita un abuso di potere sui più deboli
Per chi vuole prevaricare con la violenza
Per chi nuoce al prossimo senza nessun pentimento

Mea culpa






Santa Caterina, 2013
Durata: 2.29
Brano: Like a young sapling bending | Spagirus
Album: Expel copula

Santa Caterina, piccola frazione di campagna incontaminata da asfalto e segnali stradali è situata sulla porzione di territorio che congiunge parte dei comuni pescaresi con quelli teatini, un posto fuori dal mondo e immerso nel nulla capace di evocare singolari emozioni. La passeggiata vaga nella disabitata natura e diventa un accreditato sogno ricreativo in cui la propria personale libertà rimane sospesa, per un istante, slegata da ogni imposizione prodotta dall’ambiente circostante. L’attraversata si fonde al terreno fino a penetrarlo per poi confondersi con esso, libere sensazioni volano sfiorando il cielo. La natura diventa forza dell'interiorità umana e genera un rinnovato rapporto percettivo tramite il quale l’anima ingenua esplora se stessa, senza alcun vincolo al profondo fantasticare. Santa Caterina non si limita solo ad un stretto approccio con la natura ma favorisce soprattutto un percorso personale, documentato da insoliti flashback, fuori dai comuni schemi convenzionali.






Dodicidicembreduemiladodici, 2013
Durata: 3.10
Brano: Vole vache vole! | TritoNn
Album: Open field

E’ cosa scontata che il tema della fine del mondo terrorizzi e affascini l’essere umano. Dal passato ad oggi sono state annunciate numerose date sull’apocalisse, stabilite da antichi testi sacri di varie religioni o da numerosi presunti profeti fino all’accreditamento del famoso calendario Maya che termina il 21 dicembre 2012. Libri, riviste e programmi televisivi hanno arricchito e stravolto il termine della quinta era dell’oro dei Maya e presunte motivazioni scientifiche e dubbiose previsioni come cataclismi naturali, ingovernabili inondazioni, invasioni di alieni e tempeste solari hanno condotto i fruitori mediatici ad un passo dalla fine del mondo. Numerose teorie hanno diviso l’opinione pubblica tra creduli ed increduli. Il video Dodicidicembreduemiladodici esamina, in maniera speculativa, i timori dell’uomo spesso strumentalizzati dai media. L’apocalisse diventa riflessione sul destino umano in relazione al mondo, l’incognita del caos chiede di trovare risposte al senso della vita e della morte, al destino del corpo e dell’anima, all’ ipotetica convivenza con altre forme di vita. Mille pensieri si avvicendano e si trasformano nella mente ma tutti protendono alla conservazione della specie umana. Solo nella circostanza di perdere il bene più prezioso si riesce ad apprezzare la fortuna di esistere e il desiderio di tramandare la vita.

















di bernardo rietti toppeta © 2018 - tutti i diritti riservati